Una canzone per Alda Merini

Roberto Vecchioni ballata per Alda Merini

Alda Merini ha avuto molti ammiratori in vita e anche dopo la sua morte. Uno di questi sicuramente è stato Roberto Vecchioni che ha dedicato alla poetessa una commovente ballata. Dice Vecchioni a proposito di Alda Merini:

[…] l’ossessione di dover stare in un posto come un manicomio, e i ricordi, e l’amore che è la cosa che manca più di tutto in questo manicomio. E i ricordi più dolorosi, perché abbiamo dimenticato un’altra cosa della Alda, Alda ha delle figlie, con le quali si è vista poco, e se le è sentite strappate nello stesso momento in cui è andata in questo posto di solitudine.

E Alda ha avuto una continua passione umana per alcuni intellettuali della sua epoca e di prima della sua epoca. Due fondamentali sono Dino Campana e Manganelli. Per Manganelli ha avuto un amore straordinario, nonché alcuni barboni di Milano, a Milano ci sono i Barbun personaggi che una volta vivevano sotto i ponti, adesso non ci sono più nemmeno i barboni, naturalmente. Uno di questi si chiamava Titan che era un suo grande amico.

Adesso invece si innamora una volta al mese Alda Merini, e di solito di personaggi strani, preti, ciarlatani, non li ho messi insieme perché la cosa sia simile, è solo per dire che sono personaggi diversi dal normale.

E la sua storia me l’ha raccontata lei una sera che non aveva voglia di smettere di parlare, non smette mai di parlare quando comincia, e a brani e a spizzichi e bocconi, io ho provato a farne una piccola ballata […]

 

Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.

Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,
ora l’unico tempo è nel tempo che colsi,
e il dolore qui dentro  è un ospite usuale,
ma l’amore che manca è l’amore che fa male.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia,
perduta, straziata,
raccolta, abbracciata.

Ogni amore della vita mia,
questo amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,
com’è dolce il ricordo di Dino Campana,
perché basta anche un niente per esser felici,
basta vivere come le cose che dici,
e dividersi in tutti gli amori che hai
per non perdersi, perdersi, perdersi mai.

Cosa non si fa per vivere,
cosa non si dà per vivere,
guarda! Io sto vivendo

Cosa mi è costato vivere.
Cosa l’ho pagato vivere
Figli, colpi di vento.

La mia mano vuole vivere
La mia bocca vuole vivere
Ora, in questo momento.

Il mio corpo vuole vivere
La mia vita vuole vivere
Amo, ti amo, ti sento.

Ogni uomo della vita mia
era il verso di una poesia
perduta, strazziata,
raccolta, abbracciata.

Ogni amore della vita mia,
questo amore della vita mia,
è cielo e voragine,
è terra che mangio
per vivere ancora.

Fonti

Per eventuali fonti non citate si prega di fare riferimento alla pagina dei Ringraziamenti

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