107 Aforismi Citazioni e Frasi Celebri di Niccolò Machiavelli

Niccolò Machiavelli frasi celebri

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Nome: Niccolò dei Machiavelli
In Arte: Niccolò Machiavelli
Luogo di Nascita: ( Italia )
Data Nascita: 3/5/1469
Data Morte: 21/6/1527
Professione: Storico, filosofo, scrittore, politico, drammaturgo
Premi:

targa ricordo Niccolò Macchiavelli a FirenzeA firenze, in Via de’ Guicciardini, 104, si trova il palazzo (distrutto durante la seconda guerra mondiale e successivamente ricostruito) dove visse Niccolò Machiavelli. Alcune targhe poste sulla facciata e nel cortile interno, lo ricordano. “In questa casa dei Machiavelli poi dei Serristori dopo totale distruzione bellica oggi a nuova vita risorta per opera di Sofia Bossi Pucci Serristori trascorse i suoi giorni Niccolò Machiavelli meditando sulle umane vicende e compose pagine immortali di storia fiorentina”.

  • 1) A uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e l'uomo.
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  • 2) Camminando gli uomini quasi sempre per le vie battute da altri, e procedendo nelle azioni loro con le imitazioni, né si potendo le vie di altri al tutto tenere, né alla virtù di quelli che tu imiti aggiugnere, debbe uno uomo prudente intrare sempre per vie battute da uomini grandi, e quelli che sono stati eccellentissimi imitare, acciò che, se la sua virtù non vi arriva, almeno ne renda qualche odore: e fare come gli arcieri prudenti, à quali parendo el loco dove disegnano ferire troppo lontano e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiugnere con la loro freccia a tanta altezza, ma per poter con l'aiuto di sì alta mira pervenire al disegno loro.
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  • 3) Coloro che vincono, in qualunque modo vincano, mai non ne riporteranno vergogna.
    Vittoria
  • 4) Dal momento che l'amore e la paura possono difficilmente coesistere, se dobbiamo scegliere fra uno dei due, è molto più sicuro essere temuti che amati.
    Paura
  • 5) Deve stimarsi poco vivere in una città dove possano meno le leggi che gli uomini.
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  • 6) Dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà.
    Volontà
  • 7) Dove men si sa, più si sospetta.
    Sapere
  • 8) E Francesi per natura sono più fieri che gagliardi o destri; e in uno primo impeto chi può resistere alla ferocità loro, diventono tanto umili, e pèrdono in modo l'animo che diventono vili come femmine. E anche sono insopportabili di disagi e incomodi loro; e col tempo trascurano le cose in modo che è facile, col trovargli in disordine, superargli.
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  • 9) E poiché la fortuna vuol fare ogni cosa, ella si vuole lasciarla fare.
    Fortuna
  • 10) Andando infinite anime di quelli miseri mortali, che nella disgratia di Dio morivano, all'inferno, tucte o la maggior parte si dolevono, non per altro, che per havere preso moglie essersi a tanta infelicità condotte.
    » Favola di Belfagor arcidiavolono tags
  • 11) Giudico che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ce ne lasci governare l'altra metà.
    Fortuna
  • 12) Avvezza i tuoi soldati a spregiare il vivere delicato e il vestire lussurioso.
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  • 13) Gli uomini dimenticano piuttosto la morte del padre che la perdita del patrimonio.
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  • 14) Camminando gli uomini quasi sempre per le vie battute da altri, e procedendo nelle azioni loro con le imitazioni, né si potendo le vie di altri al tutto tenere, né alla virtù di quelli che tu imiti aggiugnere, debbe uno uomo prudente intrare sempre per vie battute da uomini grandi, e quelli che sono stati eccellentissimi imitare; acciò che, se la sua virtù non vi arriva, almeno ne renda qualche odore: e fare come gli arcieri prudenti, a' quali parendo el loco dove disegnano ferire troppo lontano e conoscendo fino a quanto va la virtù del loro arco, pongono la mira assai più alta che il loco destinato, non per aggiugnere con la loro freccia a tanta altezza, ma per poter con l'aiuto di sì alta mira pervenire al disegno loro.
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  • 15) Gli uomini in universale giudicano più agli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a pochi. Ognun vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei.
    Pregiudizio
  • 16) Chi confida più ne' cavagli che ne' fanti, o più ne' fanti che ne' cavagli, si accomodi col sito.
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  • 17) Gli uomini non buoni temono sempre che altri non operi contro di loro quello che pare loro meritare.
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  • 18) Chi dice che egli è dura cosa l'aspettare, dice el vero.
    » La mandragolaAttesa
  • 19) Gli uomini offendono o per paura o per odio.
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  • 20) Chi viene eletto principe col favore popolare deve conservare il popolo come amico.
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  • 21) Gli uomini stimano più la roba che gli onori.
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  • 22) Colui che sarà nella guerra più vigilante a osservare i disegni del nimico e più durerà fatica ad esercitare il suo esercito, in minori pericoli incorrerà e più potrà sperare della vittoria.
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  • 23) Governare è far credere.
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  • 24) Consigliati, delle cose che tu dèi fare, con molti; quello che di poi vuoi fare conferisci con pochi.
    Consigli
  • 25) Il fine giustifica i mezzi.
    Fine
  • 26) Così come coloro che disegnano e paesi si pongono bassi nel piano a considerare la natura de' monti e de' luoghi alti, e per considerare quella de' bassi si pongono alti sopra e monti, similmente, a conoscere bene la natura de' populi bisogna essere principe, e a conoscere bene quella de' principi bisogna essere populare.
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  • 27) Io credo che questo sarebbe il vero modo ad andare in Paradiso: imparare la via dello Inferno per fuggirla.
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  • 28) Costui, di privato, diventò principe di Siracusa; né ancora lui conobbe altro dalla fortuna, che la occasione; perché, sendo e' Siracusani oppressi, lo elessono per loro capitano, donde meritò d'essere fatto principe. [... ] Costui spense la milizia vecchia, ordinò della nuova; lasciò le amicizie antiche, prese delle nuove; e come ebbe amicizie e soldati che fussino suoi, possé in su tale fondamonto edificare ogni edifizio: tanto che lui durò assai fatica in acquistare e poca in mantenere.
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  • 29) Iudico poter essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l'altra metà, o presso, a noi.
    Fortuna
  • 30) Dico, pertanto, non l'oro, come grida la comune opinione, essere il nervo della guerra, ma i buoni soldati; perché l'oro non è sufficiente a trovare i buoni soldati, ma i buoni soldati sono ben sufficienti a trovar l'oro.
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  • 31) La fortuna è donna: ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla.
    Fortuna
  • 32) Difficilmente è vinto colui che sa conoscere le forze sue e quelle del nimico.
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  • 33) La natura degli uomini superbi e vili è, nelle prosperità esser insolenti e nelle avversità abietti e umili.
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  • 34) Dovete adunque sapere come sono dua generazione di combattere: l’uno con le leggi, l’altro con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma, perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo.
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  • 35) La natura dei popoli è varia, ed è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione.
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  • 36) E della fede mia non si doverebbe dubitare; perché, avendo sempre osservato la fede, io non debbo imparare ora a romperla; e chi è stato fedele e buono quarantatrè anni, che io ho, non debbe poter mutare natura: e della fede e bontà mia ne è testimonio la povertà mia.
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  • 37) La natura genera pochi uomini gagliardi; la industria e lo esercizio ne fa assai.
    Uomini
  • 38) E Francesi per natura sono più fieri che gagliardi o destri; e in uno primo impeto chi può resistere alla ferocità loro, diventono tanto umili, e pèrdono in modo l'animo che diventono vili come femmine. E anche sono insopportabili di disagi e incomodi loro; e col tempo straccurono le cose in modo che è facile, col trovargli in disordine, superargli.
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  • 39) La natura ha creato gli uomini in modo che possono desiderare ogni cosa e non possono conseguire oni cosa: talchè essendo sempre maggiore il desiderio che la potenza di acquistare, ne risulta la mala contentezza di quello che si possiede e la poca soddisfazione d'esso.
    Desiderio
  • 40) E poiché la fortuna vuol fare ogni cosa, ella si vuol lasciar fare.
    » Lettera a Francesco Vettori, 10 dicembre 1513Fortuna
  • 41) La poca prudenza degli uomini comincia una cosa che, per sapere allora di buono, non si accorge del veleno che vi è sotto.
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  • 42) E sanza quella occasione, la virtù dell'animo loro si sarebbe spenta, e sanza quella virtù la occasione sarebbe venuta invano.
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  • 43) La storia è la maestra delle azioni nostre.
    Storia
  • 44) Essendo gli appetiti umani insaziabili, perché, avendo dalla natura di potere e volere desiderare ogni cosa, e della fortuna di potere conseguitarne poche, ne risulta continuamente una mala contentezza nelle menti umane, il che fa biasimare i presenti tempi, laudare i passati, e desiderare i futuri.
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  • 45) Meglio essere impetuoso che respettivo: perché la fortuna è donna ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla.
    Fortuna
  • 46) Gli uomini fanno questo errore, che non sanno porre termini alle speranze loro; ed in su quelle fondandosi, sanza misurarsi altrimenti, rovinano.
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  • 47) Meglio è vincere il nemico con la fame che col ferro, nella vittoria del quale può molto più la fortuna che la virtù.
    Nemico
  • 48) Gli uomini, il ferro, i danari e il pane sono il nervo della guerra; ma di questi quattro sono più necessarii i primi due, perché gli uomini e il ferro truovano i danari e il pane, ma il pane e i danari non truovano gli uomini e il ferro.
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  • 49) Niuno sanza invenzione fu mai grande uomo nel mestiere suo.
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  • 50) I buoni capitani non vengono mai a giornata se la necessità non gli strigne o la occasione non gli chiama.
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  • 51) Ogni volta che è tolto agli uomini il combattere per necessità, essi combattono per ambizione, la quale è tanto potente nei loro petti che mai, a qualunque grado salgano, li abbandona.
    Ambizione
  • 52) Il disarmato ricco è premio del soldato povero.
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  • 53) Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei.
    Apparenza
  • 54) Il ministro deve morire più ricco di buona fama e di benevolenza, che di tesoro.
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  • 55) Perché il nostro libero arbitrio non sia spento, iudico poter essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam ne lasci governare l'altra metà, o presso, a noi.
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  • 56) Il mondo fu sempre ad un modo abitato da uomini, che hanno avuto sempre le medesime passioni, e sempre fu chi serve e chi comanda, e chi serve mal volentieri, e chi serve volentieri, e chi si ribella ed è ripreso.
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  • 57) Può la disciplina nella guerra più che il furore.
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  • 58) Il popolo molte volte desidera la rovina sua ingannato da una falsa specie di bene; e come le grandi speranze e gagliarde promesse facilmente lo muovono.
    IngannoSperanza
  • 59) Quando la sorte ci ha tolto un amico, non vi è altro rimedio, che il più che a noi è possibile, cercare di godere la memoria di quello e ripigliare se da lui alcuna cosa fosse stata o acutamente detta o saviamente trattata.
    Amicizia finita
  • 60) In generale, gli uomini giudicano più con gli occhi che con le mani, perché tocca a vedere a ciascuno, a sentire a pochi. Ognuno vede quel che tu pari, pochi sentono quel che tu sei.
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  • 61) Quanto è più propinquo l'uomo a uno suo desiderio più lo desidera, e non lo avendo, maggiore dolore sente.
    Desiderio
  • 62) Io iudico bene questo, che sia meglio essere impetuoso che rispettivo, perché la fortuna è donna; et è necessario, volendola tenere sotto, batterla et urtarla. E si vede che la si lascia più vincere da questi, che da quelli che freddamente procedono. E però sempre, come donna, è amica de’ giovani, perché sono meno respettivi, più feroci, e con più audacia la comandano.
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  • 63) Quello che giova al nemico nuoce a te, e quel che giova a te nuoce al nemico.
    Nemico
  • 64) La guerra non si lieva, ma si differisce a vantaggio d'altri.
    Guerra
  • 65) Sapere nella guerra conoscere l'occasione e pigliarla, giova più che niuna altra cosa.
    Guerra
  • 66) La istoria è la maestra delle azioni nostre.
    Storia
  • 67) Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la volpe e il leone, perché il leone non si difende da' lacci, la volpe non si difende da' lupi. Bisogna adunque essere volpe a conoscere e lacci e leone a sbigottire e lupi.
    Animali
  • 68) La natura de' populi è varia; ed è facile a persuadere loro una cosa, ma è difficile fermarli in quella persuasione.
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  • 69) Si ottiene molte volte più presto e con minori pericoli e spesa le cose a fuggirle, che con ogni forza e ostinazione perseguitandole.
    Fuga
  • 70) La natura dell'uomo superbo è vile e di mostrarsi insolente nella prosperità e abietto e umile nelle avversità.
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  • 71) Si ricordino i prìncipi, che si cominciano le guerre quando altri vuole, ma non quando altri vuole si finiscono.
    Guerra
  • 72) La natura ha creato gli uomini in modo che possono desiderare ogni cosa, e non possono conseguire ogni cosa; talché essendo sempre maggiore il desiderio, che la potenza dello acquistare, ne risulta la magra contentezza di quello che si possiede, e la poca satisfazione di esso.
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  • 73) Sono tanto semplici gli uomini e tanto obbediscono alle necessità presenti, che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare.
    Inganno
  • 74) La via dello andare allo inferno era facile, poiché si andava allo ingiù e a chiusi occhi.
    Inferno
  • 75) Un principe non manca mai di legittimare le ragioni che rompono le sue promesse.
    Promessa
  • 76) Le cose nuove e subite sbigottiscono gli eserciti; le cose consuete e lente sono poco stimate da quegli; però farai al tuo esercito praticare e conoscere con piccole zuffe un nimico nuovo, prima che tu venga alla giornata con quello.
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  • 77) È comune defetto degli uomini, non fare conto, nella bonaccia, della tempesta.
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  • 78) Le iniurie si debbono fare tutte insieme, acciò che, assaporandosi meno, offendino meno: e' benefizii si debbono fare a poco a poco, acciò che si assaporino meglio.
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  • 79) È dicono il vero quelli che dicono che le cattive compagnie conducono li uomini alle forche.
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  • 80) Li uomini hanno meno respetto ad offendere uno che si facci amare che uno che si facci temere; perché l'amore è tenuto da uno vincolo di obbligo, il quale, per essere gli uomini tristi, da ogni occasione di propria utilità è rotto: ma il timore è tenuto da una paura di pena che non abbandona mai.
    » Il PrincipePaura
  • 81) È meglio essere temuti che amati, se non si può essere entrambi.
    » Il principeAmore
  • 82) Li uomini mutano volentieri signore, credendo migliorare; e questa credenza gli fa pigliare l’arme contro a quello; di che s’ingannono, perché veggono poi per esperienzia avere peggiorato.
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  • 83) Li uomini si debbono o vezzeggiare o spegnere; perché si vendicano delle leggieri offese, delle gravi non possono: sí che l'offesa che si fa all'uomo debbe essere in modo che la non tema la vendetta.
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  • 84) Ma la poca prudenza degli uomini comincia una cosa che, per sapera allora di buono, non si accorge del veleno che vi è sotto.
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  • 85) Ma quella lingua si chiama d'una patria, la quale convertisce i vocaboli ch'ella ha accattati da altri nell'uso suo, ed è sì potente che i vocaboli accattati non la disordinano, ma ella disordina loro; perché quello ch'ella reca da altri, lo tira a sé in modo che par suo.
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  • 86) Mai a uno principe mancorono cagioni legittime di colorare la inosservanzia.
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  • 87) Meglio città guasta che perduta.
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  • 88) Meglio è vincere il nimico con la fame che col ferro, nella vittoria del quale può molto più la fortuna che la virtù.
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  • 89) Meglio è, nell'ordinare la giornata, riserbare dietro alla prima fronte assai aiuti, che, per fare la fronte maggiore, disperdere i suoi soldati.
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  • 90) Né può essere, dove è grande disposizione, grande difficultà.
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  • 91) Niuno partito è migliore che quello che sta nascoso al nimico infino che tu lo abbia eseguito.
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  • 92) Non condurre mai a giornata i tuoi soldati, se prima non hai confermato l'animo loro e conosciutogli sanza paura e ordinati, né mai ne farai pruova, se non quando vedi ch'egli sperano di vincere.
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  • 93) Non è mai alcuna cosa sì disperata che non vi sia qualche via da potere sperare.
    » La mandragolaDisperazioneSperanza
  • 94) Non fu mai savio partito fare disperare gli uomini, perché chi non spera il bene non teme il male.
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  • 95) Non si debbe mai lasciare seguire uno disordine per fuggire una guerra, perché non la si fugge, ma si differisce a tuo disavvantaggio.
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  • 96) Per molto tempo non ho detto ciò che pensavo, né penso sempre ciò che dico, e se invero mi accade talvolta di dire la verità, la nascondo tra tante menzogne che è difficile scoprirla.
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  • 97) Perché li populi in privato sieno ricchi, la ragione è questa: che vivono come poveri, non edificano, non vestono e non hanno masserizie in casa; e basta loro abundare di pane, di carne, e avere una stufa dove rifuggire il freddo; e chi non ha dell'altre cose, fa sanza esse e non le cerca. Spendendosi in dosso due fiorini in dieci anni, e ognuno vive secondo il grado suo a questa proporzione; e nessuno fa conto di quello che li manca, ma di quello ha di necessità; e le loro necessità sono assai minori delle nostre.
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  • 98) Quando si partono alcuni dalla parte nimica per venire a' servizi tuoi, quando sieno fedeli vi sarà sempre grandi acquisti; perché le forze degli avversari più si minuiscono con la perdita di quegli che si fuggono, che di quegli che sono ammazzati, ancora che il nome de' fuggitivi sia a' nuovi amici sospetto, a' vecchi odioso.
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  • 99) Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non astuzia, ciascuno lo intende: nondimanco si vede per esperienza ne' nostri tempi quelli prìncipi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno con l'astuzia saputo aggirare e cervelli delli uomini; e alla fine hanno superato quelli che si sono fondati sulla lealtà.
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  • 100) Quello che giova al nimico nuoce a te, e quel che giova a te nuoce al nimico.
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  • 101) Quello che non prepara le vettovaglie necessarie al vivere è vinto sanza ferro.
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  • 102) Quello del populo è più onesto fine che quello de' grandi, volendo questi opprimere e quello non essere oppresso.
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  • 103) Se la religione nostra richiede che abbia in te fortezza, vuole che tu sia atto a patire più che a fare una cosa forte. Questo modo di vivere adunque pare ch'abbia renduto il mondo debole, e datolo in preda agli uomini scellerati; i quali sicuramente lo possono maneggiare, veggendo come l'universalità degli uomini, per andare in paradiso, pensa più a sopportare le sue battiture che a vendicarle.
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  • 104) Se nel mondo tornassino i medesimi uomini, come tornano i medesimi casi, non passerebbono mai cento anni, che noi non ci trovassimo un'altra volta insieme a fare le medesime cose che ora.
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  • 105) Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe [volpe] e il lione, perché il lione non si difende da' lacci, la golpe non si difende da' lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e lacci e lione a sbigottire e lupi.
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  • 106) Sono tanto semplici gli uomini, e tanto obediscano alle necessità presenti, che colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare.
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  • 107) Sopra tutto astenersi dalla roba d'altri; perché li uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio.
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Fonti

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