Aforismi: significato, storia e declinazioni

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Che cos’è un aforisma?

Si può definire l’aforisma come una breve frase che racchiude un principio filosofico o morale e ne enuncia una regola pratica. Una sorta di norma  mutuata dall’esperienza o dalla saggezza. In breve, una sentenza che in qualche parola riassume il risultato di osservazioni o considerazioni. Qui troverai la nostra raccolta di aforismi raggruppati per argomento.

Significato linguistico dell’aforisma

E’ da ritenersi curioso dover in qualche modo offrire una definizione precisa ed esaustiva di uno strumento linguistico-letterario che, per propria esplicita funzione, si adopera per “definire qualcuno o qualcosa”.Aforismi Brevi Il termine “aforisma” – affermatosi anche come “aforismo” (variante che ha resistito fino alla metà del
‘900 scomparendo poi quasi del tutto, eccezion fatta per qualche aulica parentesi) – deriva dal greco aphorismós, definizione, risultanza concettuale della voce verbale aphorízein, cioè “delimitare, circoscrivere, definire”, composta dal prefisso apó (da) e horízein (limitare). Chiarito il viatico terminologico, si individui nella parola analizzata un preciso significato: l’aforisma s’intende dunque come un’espressione prosaica e brillantemente concisa di una riflessione o intuizione evinta da una profonda logica di pensiero. In una società che, suo malgrado, vive imbrigliata dal potere affabulatorio del luogo comune, il termine “aforisma” è spesso confuso con “citazione”, eppure non sono la stessa cosa: tanto indicativo di un pensiero personale creato ex novo dall’autore il primo quanto sintesi di più larghe considerazioni preesistenti il secondo. Le più disparate scuole linguistiche hanno negli anni, per non dire nei secoli, profuso sforzi non indifferenti per contenere di fatto la significanza di un vocabolo ancora oggi soggetto a fraintendimenti e ambiguità. Si prendano in causa a tal proposito due definizioni che possono aiutare nella comprensione dell’arcano “aforisma”:

Aforisma. Sentenza, massima: proposizione che esprime con concisa esattezza il frutto di una lunga esperienza. – Grande dizionario della lingua italiana, UTET, 1980

Aforisma. Breve massima che esprime una norma di vita o una sentenza filosofica in forma icastica, lapidaria, talora anche paradossale. – Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, Zanichelli, 2008

Attributi peculiari dell’aforisma

Data la sua comprovata assimilazione nella macrocategoria dei generi letterari, l’aforisma sottintende la propria esistenza a un’immediata distinzione evinta Aforismi famosidall’evidenza di basilari caratteristiche che hanno i connotati più precisi di attributi peculiari: sono essi la concisione, l’isolamento testuale, la forma prosastica e l’effetto a sorpresa (altresì detto pointe).

Concisione si prefigura come sinonimo di brevità, il primo fondamentale tratto contrassegnante che sublima la corposità del senso espresso attraverso il minimo sforzo linguistico, resosi sintesi essenziale, insomma una “massima”: si va dall’aforisma costituito da una sola parola (i microaforismi di George Perros nei Papiers collés III, 1978) a intere frasi prolisse con il beneficio dell’estemporaneità (i macroaforismi di Karl Kraus nell’opera Detti e contraddetti, 1909). Non esistono ancora paradigmi in grado di regolamentarne la lunghezza e, francamente, questo è un bene per preservare il concetto di “libertà espressiva”.

L’isolamento testuale detta la separazione della singola forma aforistica dai testi che la incorniciano senza però inglobarla completamente, tutela garantita dall’ausilio di uno spazio bianco o un determinato segno tipografico.

La forma prosastica presuppone la sopravvivenza dell’unicità aforistica solo nei limiti dell’espressione in prosa, ergo l’aforisma perde la propria funzione entrando in antitesi con lo sviluppo poetico e dunque con l’espressione in versi.

Che l’aforisma sia un piacevole interludio discorsivo lo si è appurato, ancor di più si è rilevato il conseguente effetto sorpresa, cioè la capacità di chi lo crea di straniare sia da un punto di vista estetico che gnoseologico.

Trasale da sé la domanda che apre a un nuovo capitolo su questa curiosa forma linguistica: chi ha inventato l’aforisma e quando?

 

Aforisma: una storia d’antico retaggio

Ebbene, a ritroso nel tempo si torna allo splendore del pensiero ellenico, tessuto da filosofi e iconoclasti della riflessione come il noto medico greco Ippocrate di Cos, vissuto fra il 460 e il 377 a.C. e considerato il pioniere dell’aforisma sebbene molto circoscritto all’ambito in cui egli operava, vale a dire la medicina. Egli ha Aforismi Oscar Wildedi fatto costruito un archetipo certamente esemplare, dal quale si è evinto uno sviluppo moderno colto dall’imperatore Marco Aurelio, autore del primo vero testo aforistico intitolato Ricordi, pletora di riflessioni e osservazioni estrapolate da una divagazione di natura etica, poliedrica in relazione all’indagine sul comportamento umano, sull’approccio nei confronti della vita e della morte o del fato. In veloce progressione nei secoli, gli aforismi hanno cucito con fili sottili una reale scrittura che ha insistito per parecchio tempo in campo tecnico-scientifico pervadendone parte delle sue materie: emblematici a questo proposito gli Aforismi politici (1659) del politologo inglese James Harrington e gli Aphorismi de cognoscendis et curandis morbis, scritti nel 1709 dal medico olandese Hermannus Boerhaave.

Gli effluvi letterari transalpini hanno impresso in Europa un coriaceo sigillo tra il Seicento e il Settecento, arco temporale che ha visto affermarsi la massima moralistica, innovativo genere foriero di opere tutt’altro che trascurabili, anzi alcune di queste assurte all’Olimpo dei classici: si ricordino le Massime di La Rochefoucauld (1664-1678), I caratteri di La Bruyère (1688) e le Massime e pensieri di Chamfort (1795). Similari nella forma e nel costrutto grammaticale ma differenti sotto il profilo semasiologico, massima e aforisma indagano essenzialmente tematiche distinte, con la prima assorbita dai ragionamenti etico-sociali sulla natura e condotta umana.

Affrontando sul finire del Settecento la teorizzazione dell’aforisma da un punto di vista più concettuale, i teutoni romantici Friedrich Schlegel e Novalis hanno saputo attribuire uno specifico valore alla forma rinominata “frammento”, esso totalmente permeato dall’immediatezza tramite la quale sublima l’espressione di profonde “verità soggettive” illuminate dall’estemporaneità dell’inventio. E’ ora che la visione tradizionale dell’aforisma decanta fino a originare la nozione di “genialità intuitiva” in grado di fomentare le rutilanti correnti del Novecento.

Aforismi significatoFacciamo ora un passo indietro, doveroso se riesumiamo dal discorso fin qui esteso la menzione “genere letterario”: a dissolvere ogni dubbio in merito a questa translucida confezione ci ha pensato il celeberrimo filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, che nel suo Il crepuscolo degli Idoli (1888) elegge a gran voce l’aforisma “forma espressiva riconosciuta” e applicabile alla letteratura sebbene la sua completa emancipazione si attui esaustivamente nel 1902 per mezzo della pubblicazione degli Aforismi di Georg Lichtenberg, valente legittimatore dell’aforistico genere letterario.

Il Novecento accentua con esponenziale fervore la diffusione dell’aforisma, divenuto sommo, totalizzante, supremo nel cavalcare saggi, trattati, argomentazioni e insinuandosi nei campi d’interesse di illustri consessi ormai dipendenti da una scrittura tagliente, estemporanea e balenante. Araldi della fulminea tendenza sono Karl Kraus, Emil Cioran e, tra gli altri, Ennio Flaiano e Leo Longanesi, ritenuti quattro dei più importanti e prolifici aforisti della storia.

Aforisma e dintorni, specularità e declinazioni: l’epifonema

Definiti i criteri per la formulazione dell’aforisma, può risultare utile esplorarne gli ambiti in cui sussistono proiezioni e prolungamenti dissipando i restanti dubbi che gravitano intorno al concetto sin qui estrapolato. Molto spesso la somiglianza, o apparente tale, contiene in sé la gretta capacità di obnubilare lo studioso neofita, cosicché confondere l’aforisma con altre tipologie di espressioni diviene talmente facile da costringere molte nozioni ad abbarbicarsi su un unico scoglio di subdola incomprensibilità. Esaminando l’hinterland semantico disposto intorno all’aforisma, troviamo una figura retorica quasi speculare, ovvero l’epifonema, dal greco epíphō´nēma, cioè  “voce aggiunta”, composto da epí “sopra” e phōnē´ “voce”. Trattasi di un’espressione sancitoria che, di norma, è posta a conclusione di un discorso e può a buon diritto rientrare nella macrosfera delle massime per il suo esplicito carattere riassuntivo e la brevità che crea un solido parallelismo con la favola e il proverbio, piuttosto che all’esempio e all’aneddoto accostati per convenzione all’apoftegma, cioè il “detto memorabile”. Figlio di una tradizione “ragionata retoricamente” da quella pietra miliare ch’è Aristotele, l’epifonema completa peraltro la definizione di entinema, ponendosi come coronamento Aforismi Bukowskiminimale del più articolato sillogismo al culmine di una prosopopea letteraria promulgata dai sapienti latini, che ne hanno fissato i canoni. Uno su tutti, Quintiliano, nella Istituzione Oratoria afferma che l’epifonema è la sentenza da inserire alla fine del discorso, ma nella forma di un’esclamazione atta ad affermare o a dimostrare, e soprattutto a suscitare sorpresa impressionando l’uditorio. Glorificare l’epifonema spetta comunque ai grandi del Medioevo: Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Boccaccio, assurti a tre corone del ‘300, hanno fatto della suddetta figura retorica una necessità dell’architettura testuale strettamente legata al volgo popolare, all’aulico sfogo poetico e alla fuliggine erotica del racconto aneddotico. Il successo è testimoniato dal semplice perpetrarsi di questo strumento concepito come tale dai successivi Foscolo, Leopardi e Montale, per i quali emerge addirittura la concezione di un componente stilistico imprescindibile. L’epifonema ha così saputo attecchire alle consuetudini espressive della contemporaneità, superando brillantemente le prove impostegli dalla modernità e approdando in punta di piedi persino al mondo delle arti d’intrattenimento, come ad esempio la musica nell’ambito della cantautorialità.

Il wellerismo

Confinare l’aforisma fra le virtuali mura del Vecchio Continente va considerato un errore madornale impregnato di superbia e pretenziosità. Certo, le origini non Aforismi divertentipossono essere soggette a discussioni che esulino dalla culla europea (pur dovendo riconoscere archetipi nati a migliaia di km di distanza, costruiti in progressione da correnti culturali molto antiche), ma è bene dilatare la prospettiva analitica cogliendo il fenomeno dell’esportazione della figura retorica addirittura oltreoceano. Sì, perché negli Stati Uniti si è saputo amplificare ai massimi livelli il valore di un bagaglio letterario fomentato in Gran Bretagna grazie a Charles Dickens, autore del romanzo d’appendice intitolato Il circolo Pickwick e pubblicato fra il 1836 e il 1837. Personaggio cardine di quest’avventura è il maggiordomo Sam Weller, l’immaginario untore del cosiddetto “wellerismo”, nient’altro che una frase o motto il cui tono sentenzioso s’ammanta di sfaccettature commistionate alla burla a finalità ironiche. Alcune sparse testimonianze attribuiscono al wellerismo un carattere sempiterno alimentato dalla preesistenza locutiva nelle letterature sumera, egizia e forse in culture molto più primordiali.

La brevità amplificata dell’aforisma: il Sutra

L’aforisma ha avuto un’incredibile influenza nei codici letterari di tutto il mondo durante l’evoluzione della cultura popolare, tanto che è riuscito a penetrare Aforismi sulla vitalentamente in tessuti profondi, apparentemente inviolabili: il Sutra (letteralmente filo secondo il sanscrito tradizionale) denomina aforismi tanto brevi da presumere l’utilizzo di due o al massimo tre parole permeate da un forte spirito religioso e liturgico, scuotendo tuttavia anche altri ambiti più usuali come la grammatica, la filosofia e la scienza, avviluppati dal misticismo antico dell’India secolare. Gli aforismi in questione sono entrati nel paradigma formale di movimenti e religioni propri di un contesto orientale molto più ampliato e caratterizzato dai principi di credenze come induismo, buddismo e scintoismo. Celebri il Sutra del Loto e il Sutra del Diamante, ma anche lo Yoga Sutra, il Vedanta Sutra e il manuale erotico più famoso e menzionato, il Kama Sutra, che riporta i dettami per un idoneo comportamento sessuale senza tempo.

L’accezione cosmopolita dell’aforisma: la greguería

La fama dell’aforisma ha raggiunto nel tempo praticamente ogni parte del mondo, determinando cambiamenti nello stile letterario e fondando a prescindere un genere destinato agli imperituri onori della cronaca. Trasfigurazione iberica è la greguería, ovvero la frase breve dal potenziale espressivo repentino e assai acuto, adattabile al pensiero filosofico ma altresì all’arte e alla lirica, senza considerare molteplici altre applicazioni in svariati campi contemplati. Si è imposta quale genere letterario inventato da Ramón Gómez de la Serna, che ha individuato per primo la greguería come fusione perfetta (o imperfetta secondo il punto di vista) di umorismo e metafora espressi attraverso il aforismi amorepotere dirompente della spontaneità genitrice dell’effetto a sorpresa, ottenuto attraverso varie modalità: l’associazione visiva di due immagini, l’inversione di un rapporto logico, la libera associazione di legami concettuali o di concetti in antitesi fra loro. Le greguerías hanno – secondo alcuni teorici – anticipato l’estetica surrealista. In particolare de la Serna, con opere quali Greguerías (1917), Flor de greguerías (1933) e Total de greguerías (1955), è riuscito brillantemente e argutamente a sintetizzare il concetto dimostrando come l’aforisma possa arrivare, se opportunamente contestualizzato, a superare molte convenzioni letterarie abbattendo frontiere in origine riluttanti alla concisione e alla destrezza lessicale, capisaldi aforistici fondamentali.

2019-01-06T10:53:43+02:00Categories: Attualità|