57 Aforismi Citazioni e Frasi Celebri di Søren Kierkegaard

Søren Kierkegaard Aforismi e frasi famose

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Nome: Søren Kierkegaard
In Arte: Søren Kierkegaard
Luogo di Nascita: ( Danimarca )
Data Nascita: 5/5/1813
Data Morte: 11/11/1855
Professione: Filosofo
Premi:

Biografia di Søren Kierkegaard

Søren Kierkegaard è uno dei più importanti e conosciuti filosofi danesi di tutti i tempi. Nasce a Copenaghen, la città in cui trascorse la quasi totalità della sua vita, nel novembre del 1855.
I suoi scritti, oltre alla filosofia, hanno caratteri concernenti la teologia e si caratterizzano per la forte impronta esistenzialista, cioè, in generale, quella dottrina che antepone l’individualità umana ai principi filosofici, subordinandoli. Per molti interpreti, sarebbe proprio il filosofo danese il padre della corrente di pensiero esistenzialista, che si svilupperà in Europa nel XX secolo (in particolare, tra gli anni venti e gli anni cinquanta).

La biografia di Kierkegaard, a differenza di quella di altri filosofi, è molto ”povera”, senza elementi straordinari e di particolare rilievo. Il filosofo viveva di rendita e dedicava tutto il suo tempo agli studi, polemizzando spesso con gli esponenti a lui contemporanei del cristianesimo luterano (già secolarizzato e ”mondanizzato”), alla quale anch’egli apparteneva. Ebbe motivo di grande polemica con la Chiesa danese, per via di un certo conformismo religioso; in particolare accusò i vescovi luterani Jacob Peter Mynster e Hans Lassen Martensen di essere troppo mondani e di aver tradito i veri insegnamenti di Gesù Cristo.

L’unico suo viaggio, di un certo rilievo, lo fece a Berlino, nei primi anni ’30; si recò a Berlino per incontrare e seguire i corsi del professor Friedrich Schelling, uno dei massimi esponenti, con Fichte e Hegel, dell’idealismo tedesco.
La sua esperienza a Berlino, tuttavia, non ebbe grande importanza per il filosofo danese, il quale scrisse alcune impressioni deludenti a riguardo, affermando che quella <> era fine a se stessa. Tuttavia, Kierkegaard trascrisse gli appunti delle lezioni di Schelling e ne fece un’ampia pubblicazione sul pensiero del filosofo tedesco (la più importante opera sul pensiero di Schelling dell’epoca).

Kierkegaard fu l’ultimo di sette figli, cinque dei quali morirono quando lui era ancora un adolescente.

Dai genitori ricevette una severa educazione pietista, molto improntata sul rigore. Gli eventi familiari tragici, l’educazione severa ricevuta fecero di lui un uomo riflessivo e malinconico. Infatti, scrive: << Fin dall’infanzia sono preda della forza di un’orribile malinconia, la cui profondità trova la sua vera espressione nella corrispondente capacità di nasconderla sotto apparente serenità e voglia di vivere.>>
Il padre, che era un uomo anziano e austero, gli inculcò una forte ossessione del peccato, che da un lato incentivò una certa introspezione nel filosofo, ma dall’altra provocò un persistente e tedioso senso di colpa. Questa severa e oppressiva atmosfera religiosa portarono il giovane Kierkegaard a percepirsi come un soggetto colpito da una maledizione divina, per una imprecisata e vaga ”grave colpa” commessa da sua padre in passato (forse, una grave bestemmia rivolta a Dio in un momento di sconforto).

Il pensiero, la filosofia e tutta la sua speculazione intellettuale sono strettamente correlati con la sfera religiosa. A tal proposito, nel testo ”sulla mia attività di scrittore”, Kierkegaard afferma: <>.
Nella sua vasta attività speculativa troviamo moltissime riflessioni sul rapporto individuo-divinità, su quale debba essere l’atteggiamento, la condotta adeguata davanti alla divinità. Per il filosofo danese, l’uomo può concretamente realizzare se stesso solo come individualità; questa individualità, però, si realizza soltanto se il soggetto è in rapporto con la sfera religiosa.
Nel rapporto con Dio l’individuo deve abbandonare le maschere sociali, le illusioni, così da essere se stesso nella sua vera individualità, nella sua autentica figura di peccatore. In questo modo, l’esperienza religiosa porta alla luce un’interiorità nascosta dell’uomo. Questa dimensione profonda e reale viene fuori grazie al rapporto con Dio.
Sono questi i temi centrali del pensiero kierkegaardiano, quelli che generano la maggior parte della più importanti riflessioni del filosofo. Una celebre frase del filosofo è questa, che riassume bene i concetti espressi per sommi capi:

Dio non pensa, Egli crea; Dio non esiste, Egli è eterno. L’uomo pensa ed esiste e l’esistenza separa pensiero ed essere, li distanzia l’uno dall’altro nella successione.

Più in generale, sempre per quanto concerne il suo pensiero filosofico, Kierkegaard contestava ai filosofi la scarsa applicazione dei concetti espressi nella propria condotta di vita. Ebbe modo di criticare più volte il pensiero di Hegel -pur essendo stato un hegeliano convinto, in un primo momento-, il quale riduceva l’esistenza ad un una unità sistemica sovraindividuale, mentre per lui l’esistenza è sempre un fatto che riguarda necessariamente il singolo. Ammirava personaggi come Pascal, Socrate e Cristo, per la loro coerenza tra pensiero e condotta di vita.

Nel 1855, dopo un incidente (una caduta per strada), Kierkegaard fu ricoverato nell’ospedale principale di Copenaghen, dove morì nel novembre dello stesso anno (l’11, precisamente). Le cause precise della sua morte sono ancora ignote, anche se esistono diverse e dettagliate ipotesi a riguardo. Aveva solo 42 anni al momento del decesso.

Di Kierkegaard ci resta il suo pensiero e le sue frasi.

  • 1) Chi vuol essere superiormente dotato, deve accettare anche che io gli addossi la responsabilità di poter essere anche più colpevole degli altri.
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  • 2) Ciò di cui ho veramente bisogno è di chiarire nella mia mente ciò che devo fare, non ciò che devo conoscere, pur considerando che il conoscere deve precedere ogni azione. La cosa importante è capire a che cosa sono destinato, scorgere ciò che la Divinità vuole che io faccia; il punto è trovare la verità che è vera per me, trovare l'idea per la quale sono pronto a vivere e a morire.
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  • 3) Dio non pensa, Egli crea; Dio non esiste, Egli è eterno. L'uomo pensa ed esiste e l'esistenza separa pensiero ed essere, li distanzia l'uno dall'altro nella successione [...].
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  • 4) Non importa sapere che Dio esiste; importa sapere che Dio è amore.
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  • 5) L'essenza della donna è un abbandono sotto forma di resistenza.
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  • 6) La mia anima si rifugia sempre nel Vecchio Testamento ed in Shakespeare. Là almeno si sente qualche cosa: là son uomini che parlano. Là si odia! là si ama, si uccide il nemico, si maledice ai posteri per tutte le generazioni; là si pecca.
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  • 7) Lascia che altri si lagni che i tempi sono cattivi: io mi lagno ch'essi sono miserabili, perché senza passione.
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  • 8) Non dovrò mai essere tentato di lavorare per vivere: un po' perché pensavo che avrei dovuto morire giovanissimo, e un po' perché pensavo che in considerazione di questa mia particolare croce Dio mi avrebbe risparmiato questa sofferenza e questo problema.
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  • 9) Ogni uomo è una sintesi di corpo e anima, destinata a esser spirito, cioè ad abitare nella casa; ma l'uomo preferisce stare in cantina, cioè nella determinazione della sensualità. E non solo preferisce stare in cantina, ma l'ama a tal punto da arrabbiarsi se qualcuno gli propone di occupare il piano di sopra che è vuoto e a sua disposizione perché la casa in cui abita è sua.
    » La malattia mortale.Rabbia
  • 10) Il voler giocare a nascondersi si sconta sempre nel modo più naturale, col diventar misteriosi a se stessi.
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  • 11) La grandezza non consiste nell'essere questo o quello, ma nell'essere se stesso, e questo ciascuno lo può se lo vuole.
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  • 12) Ciò che io sono è un nulla; questo procura a me e al mio genio la soddisfazione di conservare la mia esistenza al punto zero, tra il freddo e il caldo, tra bene e male, tra la saggezza e la stupidaggine, tra qualche cosa e il nulla come un semplice forse. Paradossale è la condizione umana. Esistere significa «poter scegliere»; anzi, essere possibilità. Ma ciò non costituisce la ricchezza, bensí la miseria dell'uomo. La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all'alternativa di una «possibilità che sí» e di una «possibilità che no» senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell'altro.
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  • 13) Ogni uomo, per quanto poco intelligente sia, per quanto bassa sia la sua posizione nella vita, ha un bisogno naturale di formarsi una concezione di vita, una rappresentazione del significato della vita e del suo scopo. Anche chi vive esteticamente fa questo, e l'espressione comune che, in ogni tempo e in ogni diverso stadio, si è sempre sentita, è questa: bisogna godere la vita.
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  • 14) Qui voglio ricordare la mia definizione dell'etica: essa è ciò per cui l'uomo diventa quello che diventa.
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  • 15) Preferisco parlare con le vecchie signore che riportano chiacchiere di casa; poi con i dementi — in ultimo con la cosiddetta gente assennata.
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  • 16) Se io preferisco tanto l'autunno alla primavera, è perché in autunno si guarda il cielo — in primavera la terra.
    » Diario.Autunno
  • 17) La gente mi comprende così poco che non comprende neppure i miei lamenti perché non mi comprende.
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  • 18) La mia vita è purtroppo fatta al congiuntivo: fa', o mio Dio, ch'io abbia una forza indicativa!
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  • 19) Io credo che se un giorno diventerò cristiano sul serio, dovrò vergognarmi soprattutto, non di non esserlo diventato prima, ma di aver tentato prima tutte le scappatoie.
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  • 20) È proprio vero quel che dicono i filosofi: «La vita va compresa all'indietro». Ma non bisogna dimenticare l'altro principio, che «si vive in avanti».
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  • 21) In ogni campo, per ogni oggetto, son sempre le minoranze, i pochi, i rarissimi, i Singoli, quelli che sanno: la Folla è ignorante.
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  • 22) Fin dalla prima infanzia porto una freccia di dolore confitta nel cuore. Fin quando mi sta confitta, sono ironico - se vien levata, io muoio.
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  • 23) V'è sempre nella mia vita una malinconia, ma al tempo stesso una felicità indescrivibile.
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  • 24) Muovere qualcuno: no, non lo faccio. C'è chi legge i miei scritti, chi se li studia, chi li impara a memoria, chi se ne serve quando deve predicare e insegnare... Mio Dio, ma allora io faccio più male che bene!
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  • 25) La filosofia è la balia asciutta della vita, essa può prendersi cura di noi – ma non può allattarci.
    Filosofia
  • 26) Le idee fisse sono come, per esempio, i crampi ai piedi – il rimedio migliore contro di esse è camminarci sopra.
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  • 27) L'attesa è il cordone ombelicale della vita superiore.
    » Diario.Attesa
  • 28) Vale per ogni Idea quello che si dice sul Messia: Egli è «senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni, né fine di vita [...]»
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  • 29) Si può vedere che l'amore ha vinto il mondo dal fatto che esso ricambia il male col bene.
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  • 30) L'uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come ad esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola.
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  • 31) Dio crea dal nulla, meraviglioso, dici tu. Sì, ma Egli fa una cosa che è ancora più meravigliosa, crea i santi dai peccatori.
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  • 32) Non c'è una vittoria più bella di quella ottenuta perdonando, poiché in questo caso perfino lo sconfitto si sente lieto di glorificarla.
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  • 33) È meglio dare che ricevere, ma a volte c'è più umiltà nell'accettare piuttosto che nel dare.
    » Diario.Umiltà
  • 34) Ci vuole del coraggio morale per essere afflitti; ci vuole del coraggio religioso per essere lieti.
    Coraggio
  • 35) Che cos'è questa vita, nella quale l'unica cosa certa è l'unica di cui non si può sapere nulla con certezza: la morte?
    » Diario.VitaCertezza
  • 36) Le seconde nozze sono soltanto una mediocre ristampa, una mediocre seconda edizione.
    » Diario.no tags
  • 37) Che cos'è la speranza? un astuto traditore che è più perseverante perfino dell'onestà.
    » Diario.OnestàSperanza
  • 38) Che cos'è il ricordo? Un consolatore molesto; un'ombra che non si può vendere, anche nel caso in cui qualcuno voglia comprarla!
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  • 39) Sembra che gli uomini abbiano avuto il dono della parola non per nascondere i pensieri, ma per nascondere il fatto che non hanno pensieri.
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  • 40) Che cos'è la fede? Una corda alla quale si rimane appesi, quando non ci si impicca. Che cos'è la verità? Un segreto che il morente porta con sé. Che cos'è l'amicizia? Un tormento in più! Che cos'è l'attesa? Una freccia che vola e che resta conficcata nel bersaglio. Che cos'è la sua realizzazione? Una freccia che oltrepassa il bersaglio.
    » Diario.Attesa
  • 41) Tenere una ferita aperta può comunque anche essere salutare: una ferita sana e aperta; a volte è peggio quando si rimargina.
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  • 42) In autunno tutto ci ricorda il crepuscolo,– e tuttavia, mi sembra la stagione più bella: volesse il cielo allora, quando io vivrò il mio crepuscolo, che ci debba essere qualcuno che allora mi ami come io ho amato l'autunno.
    Autunno
  • 43) Come la freccia dell'arciere addestrato quando si allontana dalla corda dell'arco non si dà riposo prima di arrivare al bersaglio, così l'uomo è creato da Dio avendo come obiettivo Dio, e non riesce a trovare riposo se non in Dio.
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  • 44) Giobbe sopportò tutto, ma quando vennero i suoi amici a consolarlo, allora perse la pazienza.
    AmiciziaPazienza
  • 45) Uni-versum è una bella parola per esprimere che tutto il creato serve soltanto un Signore e si rivolge solo verso Uno.
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  • 46) Se Cristo venisse oggi sulla terra, com'è vero che io vivo, non prenderebbe di mira i sommi sacerdoti, ecc.... ma i giornalisti.
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  • 47) Togli il paradosso da un pensatore e avrai un professore.
    » Diario.Paradosso
  • 48) Tra i macellai si può certamente trovare della brava gente, ma una certa rudezza è inseparabile dal loro mestiere, fa parte della loro professione. Accade di peggio con l'essere giornalista: un certo grado di disonestà è inseparabile perfino dal più onesto giornalista.
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  • 49) L'angoscia è il primo riflesso della possibilità, un batter d'occhio, e tuttavia possiede un terribile incantesimo.
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  • 50) Nel Nuovo Testamento si impara come noi uomini dobbiamo servire Dio; l'invenzione umana che chiamiamo cristianesimo insegna come fare in modo che Dio serva noi.
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  • 51) La verità è una trappola: non riesci a ottenerla senza rimanere catturato; non puoi ottenere la verità in modo tale che tu la afferri, ma solo in modo tale che essa ti afferri.
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  • 52) La felicità è una porta che si apre dall'interno: per aprirla bisogna umilmente fare un passo indietro.
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  • 53) I geni non possono propriamente leggere un libro infatti durante la lettura svilupperebbero maggiormente se stessi piuttosto che capire lo scritto.
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  • 54) Non è il cammino che è difficile, è la difficoltà che è il cammino.
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  • 55) Osare è perdere momentaneamente l'equilibrio. Non osare è perdersi.
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  • 56) Quando nell'amore si smette di combattere, l'amore non c'è più.
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  • 57) Per l'uomo arriva un momento in cui non ha più la libertà di scelta, non perché ha scelto ma perché non l'ha fatto, il che si può anche esprimere così: perché gli altri hanno scelto per lui, perché ha perso se stesso.
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Fonti

Per eventuali fonti non citate si prega di fare riferimento alla pagina dei Ringraziamenti

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